Weekend nella storia

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Grado e la sua ricchissima storia

Tempo fa stavo ascoltando un pezzo di Franco Battiato intitolato “Ho fatto scalo a Grado la domenica di Pasqua” e devo ammettere che il buon Franco non aveva tutti i torti: uno dei periodi dell’anno migliori per visitare l’Isola del Sole è proprio la primavera!

Camminare per le calli e per i campielli quando il sole non è ancora forte e la spiaggia dà ancor la sensazione de “il mare in inverno”, per stare in tema musicale, ti fa vivere l’Isola del Sole in modo diverso dalla località balneare che molti conoscono.

 

Ricordo quando da piccolo passeggiavo con mio nonno, gradese doc, per quelle stesse calli mentre mi raccontava che Grado era stata la Prima Venezia e che la laguna una volta era terra ferma.

Ciò mi rendeva molto orgoglioso: le mie origini avevano le radici nella città che ha ispirato poi la “Regina dell’Adriatico”, la “Serenissima”, una delle mete turistiche più visitate nel mondo.

 

Svegliarsi e scendere nelle vie del centro storico per fare colazione in Campo dei Patriarchi tra i “gioielli paleocristiani, la Basilica paleocristiana di Sant’Eufemia, il Battistero e Santa Maria delle Grazie si ha subito l’idea che non siamo nella stazione balneare che offre solo spiaggia e mare.

 

Già il nome ‘Grado’ deriva dal fatto di essere stata il primo scalo – in latino gradus – della più grande metropoli romana del nord Italia, ovvero Aquileia.

 

La Basilica di Sant’Eufemia che risale al V secolo è davvero imponente.

Quando i Longobardi invasero il Friuli, l’arcivescovo di Aquileia Paolino trasferì il patriarcato a Grado.

Sono sempre state le invasioni che hanno fatto sì che Grado fosse popolata sempre di più e acquisisse sempre più importanza strategico-commerciale.

L’isola, cento anni prima, aveva già salvato gran parte della popolazione limitrofa che sfuggiva alle orde degli Unni… sì, quelli guidati da Attila!

Il patriarcato di Grado durò fino al XII secolo, quando passò a Venezia… da qui appunto l’appellativo di “prima Venezia”.

Visitiamo anche il Battistero, a pianta ottagonale come quello di Aquileia, anch’esso del V secolo, e ci accorgiamo semplicemente parlando, che l’acustica naturale è perfetta!

Entriamo quindi nell’altra basilica paleocristiana, Santa Maria delle Grazie, che mio nonno chiamava la “Cesa dele femene”, ma credo che tutt’ora la chiamino così a Grado, forse perché qui in passato venivano le donne a pregare durante il mese mariano.

La prima cosa che mi colpisce è vedere le colonne con tutti i capitelli diversi. La mia ragazza mi spiega che è dovuto a una legge di Teodosio Primo. Infatti nel 380, quando il Cristianesimo divenne religione di Stato, questa legge impose l’abbattimento dei templi pagani e il riutilizzo dei materiali. Bravi questi romani che non sprecavano niente!

Ai tempi dei romani, Grado occupava più o meno quanto il castrum di oggi, ovvero il centro storico, e i gradesi raccontano che in laguna ci sarebbero i resti di almeno 25 chiese!

Mio nonno diceva sempre “finio il Patriarcà, venuda la miseria” perché con il trasferimento a Venezia, la città divenne un povero paese di pescatori e fu così per diversi secoli.

Mi viene in mente allora, visto che abbiamo anche voglia di vedere un po’ di mare, che con il taxi acqueo in mezz’ora siamo all’isola dell’Anfora, dove potremo pranzare e sentire un po’ di storie di pescatori.

Prendiamo il taxi in porto ed entriamo nel magico mondo della laguna! Sembra di entrare in un sogno, la lieve foschia, il predominio della natura, una nuova fauna: garzette, aironi cinerini, germani reali, rondini di mare ci volano sopra la testa. Stupendo!

Chiediamo al tassista se conosce un po’ la storia dei tipici casoni della laguna gradese e ci racconta che negli innumerevoli isolotti della laguna, chiamate mote, nel secolo scorso vivevano un gran numero di pescatori che abitavano appunto proprio i casoni.

Nei secoli i casoni sono stati sempre costruiti con una pianta rettangolare, tetto piramidale completamente in canna, il tutto utilizzando lo scarso materiale che si può trovare in laguna: pali in legno di varie dimensioni, canne, paglia e vimini.

I casoni sono tutti formati da un’unica stanza con “fogon” (focolare) hanno la porta orientata a Ponente per ripararsi dalla Bora, il freddo vento che soffia dall’Est.

Il pesce fritto e del buon vino bianco ci fanno definitivamente amare questo posto! Il proprietario del ristorante ci dà una notizia che ci entusiasma: in laguna c’è l’albergo diffuso, chiunque può trascorrere dei giorni in laguna vivendo un po’ la vita dei pescatori (magari con qualche comodità in più!).

Un’ottima idea per vivere una vacanza diversa in comunione con la natura, lontani dalla frenesia delle città, l’ideale per poter riflettere e trovare l’armonia con sé stessi. Decidiamo che ci penseremo su seriamente!

 

Abbiamo scoperto un’altra sfaccettatura della storia di Grado passeggiando per via Dante mentre ci gustavamo un buonissimo gelato: ad un certo punto l’architettura delle case cambia e lo stile diventa un po’ asburgico.

Infatti siamo di fronte alle ville che una volta erano una meta di villeggiatura esclusiva per la monarchia austro-ungarica.

Non per niente Grado è molto frequentata da turisti tedeschi: con il Trattato di Campoformido (1797) entrò a far parte dei domini di casa d’Austria… in pratica gli avi dei turisti di oggi venivano qui in villeggiatura e la tradizione continua!

Anche l’antica porta d’ingresso alla spiaggia ha il simbolo dell’impero Austro-Ungarico con l’aquila a due teste. Questo mi incuriosisce e appena raggiungo l’ufficio turistico scopro che alla fine del 1800 l’impero Austro-Ungarico istituì a Grado la prima azienda di soggiorno per promuovere la stazione balneare. Il ragazzo mi mostra, malcelando un certo orgoglio, alcune foto in bianco e nero che ritraggono Sigmund Freud e Pirandello a Grado.

Ne noto anche un’altra, sono Maria Callas e Pier Paolo Pasolini ritratti tra le calli di Grado.

Non sapevo che la Medea di Pasolini fosse stata girata nella laguna di Grado!

Qui ci dobbiamo tornare anche d’estate!

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