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Tracce nella storia di Grado

Grado o “Gravo”, in dialetto graisan, deriva dal latino “Gradus” ovvero scalo, in quanto nacque come primo approdo per le navi romane che, spinte dal provvidenziale alternarsi di Bora e Scirocco, risalivano il fiume Natissa dirette al porto fluviale di Aquileia.

Passeggiando nel dedalo di suggestive calli e campielli di “Gravo vecio”, il cuore antico di Grado, è ancora possibile rintracciare le architetture della fortezza, il “castrum” romano, usato come rifugio per gli aquileiesi durante le invasioni barbariche unne e longobarde del V e VI secolo, e della Basilica della Corte del IV secolo.

Oggi il perimetro dell’antico castrum delimita l’area dei caratteristici “Ristoranti del Castrum” accomunati da un’antica tradizione culinaria che in autunno si esprime nella rassegna del “Boreto a la Graisana”, piatto tipico della cucina marinara povera di Grado, ed in primavera celebra la “Festa degli asparagi bianchi di Fossalon”.

Nel 568 Grado ottiene un ruolo da grande protagonista diventando sede del Patriarcato, vicenda che imprimerà grande impulso allo sviluppo della città stessa. Notevoli testimonianze dell’epoca sono le magnifiche basiliche paleocristiane di Sant’Eufemia, con il suo battistero ottagonale annesso, ricca di mosaici in stile bizantino e colonne marmoree diverse tra loro, e quella di Santa Maria delle Grazie, interamente costruita in proporzione aurea. A fianco di Sant’Eufemia si trova un imponente campanile, con una caratteristica cuspide su cui svetta una statua che raffigura S. Michele, ma che è di costruzione più recente, rispetto alla chiesa.

porto

Il successivo incremento demografico ed il prestigioso ruolo acquisito nel panorama politico e religioso fino al IX secolo furono arrestati dal contemporaneo affermarsi di Venezia, dalla ricostruzione di Aquileia nel X secolo e da ripetuti saccheggi nell’ XI secolo. Dal XII secolo il patriarca di Grado si trasferì a Venezia, che nel 1451 divenne ufficialmente la sede patriarcale. Grado, rimasta un villaggio di pescatori, alla caduta della Repubblica Marinara Veneta ed in seguito al Trattato di Campoformio, nel 1797 venne annessa all’Impero Austro-Ungarico che le impresse nuovo sviluppo come prima località turistica balneare per l’aristocrazia asburgica.

Nel 1892 l’imperatore Francesco Giuseppe inaugurò la “Stazione di Cura e Bagni di Grado”, una delle prime strutture turistiche peninsulari, dotò l’isola di un caratteristico porto interno e, per proteggerla dalle mareggiate, fece costruire una diga divenuta in seguita una bellissima passeggiata lungomare. Raffinati palazzi ed eleganti ville, come quelle del complesso realizzato nel 1900 dai baroni Bianchi e che sono tutt’ora il fiore all’occhiello della ricezione alberghiera di Grado, danno nuovo impulso al turismo e fanno da cornice ad ampi viali alberati donando all’isola quell’atmosfera aristocratica mitteleuropea che ancora oggi il turista respira.

Nel 1918 l’Isola del Sole ritorna italiana e negli anni trenta la costruzione di un prestigioso stabilimento termale marino dona nuovo slancio al turismo di Grado, che ebbe in quegli anni l’onore di ospitare Freud e Pirandello.

Il poeta Biagio Marin contribuì poi alla realizzazione del “Parco delle rose”, fresca zona verde ai margini della spiaggia che ritroviamo all’inizio del nuovo millennio, assieme al parco termale acquatico, a completare l’esclusiva proposta della spiaggia GIT.

Gli anni successivi videro un ampliamento urbanistico della città favorito da opere di colmata delle zone umide ed arginamenti delle valli da pesca. In seguito nacque un nuova consapevolezza dell’enorme importanza naturalistica costituita dalla laguna di Grado, con i caratteristici “casoni”, le umili capanne lagunari ricoperte di canne palustri che usavano i pescatori e i valligiani come riparo per se stessi e ricovero per le “batele”, le tipiche barche a fondo piatto.

Proprio di questi luoghi s’innamorò Pier Paolo Pasolini che scelse le atmosfere rarefatte della laguna per girare le scene iniziali del film “Medea” con la divina Maria Callas. L’innamoramento di Pasolini per Grado fece sì che il regista tornasse puntualmente ogni anno, fino al 1972, per promuovere le “Settimane Internazionali del Cinema di Grado”, evento di attrazione per i cinefili di tutta Europa.

Alla fine del XX secolo alcune aree lagunari diventarono riserve naturali, come quella della Valle Cavanata e della Foce dell’Isonzo, votate alla conservazione del prezioso mosaico di biotopi lagunari, uno dei più caleidoscopici scenari naturalistici esistenti in Italia. Oggigiorno è possibile avvistare oltre 260 specie di volatili visitando tali riserve a piedi, in bici, o cavalcando stupendi cavalli Camargue. La sognante bellezza di questi luoghi dall’aspetto continuamente mutevole ha inoltre ispirato la costruzione della più lunga pista ciclabile lagunare d’Europa. Non mancano infine sull’isola d’oro strutture moderne ed accoglienti perfettamente integrate nel paesaggio lagunare quali il Golf Club di Grado e diversi campeggi e villaggi turistici.

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