Fuga nella natura

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Le riserve naturali e la laguna di Grado

Ma proprio io dovevo avere un figlio aspirante scienziato naturalista? Questa è la domanda che mi sono fatto dopo l’ennesima richiesta di visitare le aree naturali di Grado da parte del mio Giorgio. Ma proprio io dovevo avere un figlio aspirante scienziato naturalista? Questa è la domanda che mi sono fatto dopo l’ennesima richiesta di visitare le aree naturali di Grado da parte del mio Giorgio.

Abbiamo però cominciato a ricrederci quasi subito. Già prima di arrivare in città la laguna di Grado ha cominciato ad affascinarci, facendosi ammirare nella sua bellezza mentre percorrevamo in auto la caratteristica strada che la taglia in due.

Grado, giorno #1: il fascino dell’ambiente in laguna

Quando poco dopo ci siamo sistemati in hotel, la laguna di Grado ci aveva già conquistati. Non abbiamo quindi perso tempo e abbiamo cominciato la nostra “esplorazione” proprio da essa. Con una delle tante imbarcazioni a disposizione dei turisti, l’abbiamo potuta esplorare in lungo e in largo, dalla laguna di Levante a quella di Ponente.

Tra mote e canali, c’è davvero di che stupirsi di un ambiente tanto particolare e incontaminato, ammirando una ricchissima varietà di piante ed animali.

Sempre a bocca aperta dall’emozione, di tanto in tanto incontriamo un tapo, i piccoli isolotti che appena emergono dalla laguna, a volte soltanto con dei ciuffi d’erba che si confondono con le vicine alghe, in mezzo ai quali saltellano piccoli uccelli dalla testa rossa. Qua e là spiccano i fiuri de tapo, i fiorellini spontanei color lavanda tanto cari al poeta gradese Biagio Marin.

Tra le velme nidificano le garzette e l’airone cinerino. Gabbiani dondolano sull’acqua o sostano immobili sulle bricole alzandosi di tanto in tanto in volo. E ancora i germani reali, le rondini di mare e i cavalieri d’Italia con le loro candide piume.

Il viaggio prosegue in un silenzio quasi irreale, nessun rumore interrompe la nostra contemplazione… a parte i clic a ripetizione delle nostre macchine fotografiche!

Isole ricche di vegetazione, in particolare di tamerici, olmi, pioppi, ginepri e pini, tra i quali talvolta si intravede qualche casone, in passato simbolo di una vita umile dedicata alla pesca e oggi sempre più recuperati come opportunità per una vacanza fuori dagli schemi.

Guardando per aria e per terra, ci potevamo immaginare la ricchezza della natura sotto il mare, con protagonisti i cefali, le orate, i branzini e le anguille, ma senza dimenticare la sogliola, la passera e il rombo e tanti altri.

E già pregustando, mi si perdoni la poca delicatezza, una splendida cena in uno dei tanti locali tipici del centro…

Grado, giorno #2: riserva naturale Valle Cavanata

Il giorno seguente, dopo una buona colazione, siamo ripartiti di buon mattino per fare nuovamente il pieno di natura, visitando la riserva della valle Cavanata.

Vicinissima a Grado, nella frazione di Fossalon, nei giorni di sole che qui non mancano è agevolmente raggiungibile anche in bicicletta, grazie alla comoda e sicura pista ciclabile. Alle bici, che si possono anche noleggiare presso il centro visite, è anche dedicato un apposito percorso all’interno della riserva.

Valle Cavanata, in origine utilizzata come valle da pesca, dal 1996 è diventata un’area protetta dedicata alla conservazione dell’ambiente lagunare. Il simbolo di questa riserva è l’oca selvatica (Anser anser). Dopo aver approfondito le caratteristiche del territorio guardando i pannelli e le ricostruzioni presenti nel centro visite, le guide della riserva ci hanno condotto in una visita attraverso una panoramica completa dei vari ambienti che si susseguono a partire dalla spiaggia procedendo verso l’interno, analizzandone le caratteristiche, la flora e la fauna.

Il pezzo forte è senza dubbio il percorso alla scoperta delle oltre 270 specie di uccelli presenti nella riserva, da quelle che ci vivono stabilmente a quelle che invece sono qui a svernare o per la riproduzione.

Pur non essendo fanatici del birdwatching, è stata comunque un’esperienza unica vedere gli animali nel loro habitat naturale, attraverso le feritoie degli osservatori con i binocoli noleggiati gratuitamente presso il centro visite.

Grado, giorno #3: riserva naturale Foce dell’Isonzo

Il giorno dopo, non ancora paghi di tanta bellezza, abbiamo rivolto il nostro interesse, alla riserva naturale situata alla foce del fiume Isonzo. Qui il fiume si suddivide in due rami principali, all’interno dei quali emerge l’Isola della Cona.

Anche qui è tappa obbligata il centro visite, con tanti interessanti approfondimenti didattici per comprendere le diverse realtà della riserva, il noleggio biciclette e persino un maneggio, a dire il vero un po’ particolare: i cavalli a disposizione per indimenticabili visite guidate, infatti, provengono dalla Camargue. Introdotti nella riserva nel 1991, si sono perfettamente ambientati; una piccola parte di essi viene utilizzata per le escursioni guidate, mentre gli altri vivono allo stato brado all’interno dell’area.

È giunto ora il momento di partire alla scoperta delle bellezze della riserva: percorrendo i sentieri che costeggiano splendidi boschi e canneti, immersi nella pace più totale, si può raggiungere la foce del fiume Isonzo e osservare tanti piccoli isolotti marini che emergono appena e fanno da rifugio a migliaia di uccelli.

Insomma, un’altra giornata memorabile alla scoperta delle meraviglie naturalistiche dell’Isola del Sole. Tant’è che, mentre sfiniti ma estasiati eravamo sulla via del ritorno a casa, l’unico nostro pensiero era: “qui ci dobbiamo assolutamente tornare prestissimo!”.

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